Introduzione Prima che il lettore cominci a sfogliare questo libro, è giusto che io faccia una piccola premessa destinata a far capire il perché del mio sfogo, della mia confessione, di questo voler raccontare un'assurda vicenda.
Che l'invidia e le malelingue esistessero, lo si sa da sempre, e io devo confessare che sul mio conto ne avevo sentite ormai di tutti i colori.
DA quando ho iniziato a lavorare in televisione, circa dieci anni fa, con <M'ama, non m'ama>, mi sono immediatamente abituato a convivere con la bugia, con la calunnia, e col tentativo continuo di distruggere la mia immagine pubblica e privata.
Fino a poco tempo fa ho sempre cercato di minimizzare, senza dar troppo peso ai pettegolezzi che venivano regolarmente messi in circolazione. Stavolta però, visto l'impegno particolare profuso da un <qualcuno> nel portare a compimento un vero e proprio <delitto>, ben organizzato e quasi perfetto, diffondendo una calunnia tanto infame e spregiudicata, ho dovuto reagire e passare al contrattacco.
Sono certo che il mio <nemico> è riuscito a colpirmi molto più profondamente di quanto avesse preventivato e questo anche grazie a quel terreno più che fertile che è la natura umana e quella massa perennemente ghiotta di notizie macabro-scandalistiche che è ormai la nostra società.
Il risultato è che ora sto malvolentieri tra la gente. Gli <altri> mi fanno paura. Anche perché mi viene spesso in mente che proprio tra loro, tra quelli che magari mi manifestano solidarietà, possono nascondersi gli invidiosi o, in particolare, <l'invidioso>, che ha contribuito in modo determinante alla divulgazione di quella che sarà ricordata come la calunnia più grande dell'anno.
In queste pagine, oltre a raccontare i fatti in sé, magari un po' <dietro le quinte>, cercherò, con l'aiuto di un amico giornalista, Claudio Valentini, di fornire un piccolo spaccato della mia vita privata: l'infanzia, l'adolescenza, gli amori, le sofferenze e le lotte quotidiane, prima per conquistare e poi per mantenere il punto d'arrivo che mi sono guadagnato con le unghie e coi denti.
Rendere gli altri partecipi, più da vicino, di quella che è stata la mia vita prima di cominciare ad apparire in Tv potrebbe anche servire da deterrente a chi in futuro - visti i catastrofici risultati - volesse anche sparlare di me, o di qualsiasi altro personaggio in vista. Questi racconti serviranno forse a frenare la lingua dei calunniatori, a farli riflettere sul male che, magari per il semplice gusto di una battuta, si può fare ad una persona.
Abbandonando per qualche tempo la televisione, credevo di poter ritrovare un po' di tranquillità, di potermene stare per i fatti miei, lontano dai pettegolezzi e dalle cronache <rosa>.
Invece è successo esattamente il contrario. Da un momento all'altro mi sono ritrovato sulle prime pagine dei giornali, costretto a difendermi dalle accuse di un <crimine> che non solo non mi riguarda ma che non avevo commesso. Ho capito soltanto che il sistema non ti consente di <uscire>, quando sei al massimo, senza dare spiegazioni.
Lasciare la Tv, quando sei in onda tutti i giorni per sette anni, è un po' come scendere da un treno in corsa e si rischia di farsi male, molto male! Se poi su quel treno, sempre in corsa, si tenta di risalire, si rischia anche la morte. Però, ormai quel <treno> è il mio mondo e molto presto cercherò di riprenderlo, sicuramente con un'altra testa: sceglierò il <tipo> di treno, il vagone e, se mi sarà possibile, addirittura il posto. Se poi il convoglio non sarà un <rapido>, meglio ancora. Perché un vecchio proverbio dice: <Chi va piano...>.
Buona lettura e buon divertimento agli <amici>. Agli <invidiosi>, invece, raccomando di comprare subito il libro: altrimenti, come potranno continuare ad esserlo?...

Marco Predolin

 

Lo sfigato è un tipo umano estremamente comune e perfettamente riconoscibile. Abbigliamento, atteggiamenti, stile di vita, passioni, hobby, lavoro: ogni particolare in lui sembra studiato per generare il peggior effetto possibile sugli altri. Eppure, chi è sfigato, ma davvero sfigato, non sa di esserlo. Anzi, crede di essere attraente, piacevole, alla moda, e si compiace proprio di ciò che lo rende più ridicolo e goffo agli occhi altrui. È dunque facile dire di qualcuno che è uno sfigato, più difficile capirlo di noi stessi. Per questo Marco Predolin ci offre un rapido e divertente strumento per stabilirlo, uno specchio autoironico in cui guardarci e magari ricomporci. Una galleria spassosa di generi umani poco umani, dal vacanziere coatto al velista di terraferma, e al termine di ogni capitolo un test per capire se e quanto siamo quel tipo di persone. Essere sfigati è soprattutto non sapere di esserlo. Grazie a questo libro, con ogni certezza, lo sapremo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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